DALLA PAURA DI SBAGLIARE… ALLA VOGLIA DI RISCHIARE – parte terza

Scambio di persona: fallito per virtuoso.

A che insieme appartiene l’elemento “errore”? Spesso, come abbiamo visto, lo assimiliamo agli oggetti e agli elementi appartenenti alla persona fallita presa nella sua interezza, come avviene nel caso seguente.

Un ragazzo vuol far parte di una squadra di baseball, ma non è in grado di lanciare e ricevere bene, ed è spaventato dalla palla, così dice al suo coach che pensa di lasciare la squadra perché è un “cattivo giocatore di baseball”. Questa storia ci viene raccontata da Robert Dilts, e alle parole del ragazzo seguono quelle del coach, che portano a fare uno di quei “viaggi di scoperta” che possiamo realizzare stando fermi ad ascoltare: “Non ci sono cattivi giocatori di baseball, ci sono solo persone che non hanno fiducia nella propria abilità di imparare”.

Il ragazzo con che occhi guarda e valuta il fallimento? E con che occhi invece lo guarda e valuta il coach? Essi “vedono” due persone diverse. Il primo una persona incapace, l’altro una persona che sta imparando. La storia di Dilts continua così: “Il coach rimane in piedi di fronte al ragazzo e gli mette la palla nel guantone, facendogliela tirare e poi riprendere. Poi fa un passo indietro, gli lancia delicatamente la palla nel guanto, e il ragazzo la rilancia. Un passo dopo l’altro, il coach si sposta sempre più lontano…” e qualche tempo dopo il ragazzo diventa un elemento prezioso per la sua squadra.

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DALLA PAURA DI SBAGLIARE… ALLA VOGLIA DI RISCHIARE – seconda parte

La “ricetta d’oro” per non fare errori.

Forse è troppo presto per dare questa risposta, o forse no. La ricetta d’oro per essere sicuri di non commettere errori è… non fare nulla! Una presa in giro, una provocazione, o solo senso pratico? Molti di noi hanno certamente sentito il detto “Chi non fa non sbaglia”. E che fare con l’insuccesso? In fondo basta non provare a fare cose nuove, non imparare nulla di più di quello che si sa, non modificare mai niente nelle nostre mansioni lavorative o non uscire di casa, e non dovremo averci a che fare, no? E per chi è abituato a fare e a vincere e a rifiutare la sconfitta? Che farne dell’insuccesso?

Forse capire il tipo di rapporto che abbiamo con l’insuccesso rappresenta una chiave importante e pratica per capire come affrontare l’errore e la paura di sbagliare che, a meno che non optiamo per la costosa possibilità di starcene completamente immobili, ci capiterà di incontrare.

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DALLA PAURA DI SBAGLIARE… ALLA VOGLIA DI RISCHIARE – parte prima

 “Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo avanti”

Thomas Alva Edison

 

 

Voglia di sbagliare come prezioso strumento di lavoro: la provocazione di un comico.

“Devi vincere”, “Devi avere successo”: sono frasi che siamo abituati a dire a noi stessi o a sentirci dire dagli altri, o a cogliere in dialoghi e atteggiamenti di cui è intrisa la TV. Quindi qualche errore deve esserci, forse è colpa del traduttore dell’autore comico americano John Vorhaus… Vediamo un passo del suo libro “Scrivere il comico” (Vorhaus 1994): “Sin dalla prima infanzia ci viene insegnato ad aborrire l’insuccesso, ma al contrario di quello che sembra, la voglia di sbagliare è uno degli strumenti più preziosi all’interno della tua cassetta degli attrezzi comici […]”.

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