LA PIGRIZIA E’… PERDERE DI VISTA IL PREMIO?

 “Se vuoi vedere, impara ad agire”

Heinz von Foerster

 

Vi ricordate se c’è stato un momento della vostra vita in cui siete stati restìi a iniziare qualcosa, per pigrizia, o non l’avete mai iniziata? E altri momenti in cui invece, dopo averla iniziata, l’avete trasformata in abitudine? Come avete fatto quella volta a vincere la pigrizia?

Un amico mi disse che a 18 anni non aveva voglia di lavorare, e che la voglia gli è venuta dopo qualche stipendio, quando ha realizzato la gratificazione economica da una parte, ma soprattutto il senso di indipendenza.

Ognuno colora un’azione di un significato diverso secondo la sua storia ed esperienza. Qualsiasi sia il significato per un dato premio, esso è un elemento che riesce a farsi preferire alla mancata lotta contro la pigrizia. Ad esempio, c’è chi ama il suo lavoro e dedica una parte del suo tempo al volontariato. Alcuni trovano il premio nel sentirsi utili, nel fare qualcosa per gli altri.

Forse sta qui la chiave dell’akrasia (termine greco che indica la debolezza della volontà), cioè la mancanza di un premio, o la mancanza del mettere a fuoco il premio che ricaveremo nello “spingere il carico” finché non si sposta. Nessuno vi può dire quale sia il vostro premio, dovete capirlo da voi facendo delle prove, divertendovi a sbagliare, ed eventualmente riprovare.

Contine reading

LA LIBERTA’ DI SPICCARE IL VOLO

“Guarda con il tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola”

Da “Il gabbiano Jonathan Livingstone” di Richard Bach

 

 

Le occasioni di crescita personale si limitano solo a ciò che possiamo apprendere, o potrebbero riguardare anche ciò che possiamo smettere di sapere, o realizzare ciò che conosciamo e non sapevamo di sapere?

C’è un’abilità che sapete di non poter sviluppare? E quali sono quelle che pensate di dovere ancora scoprire?

A volte non si tratta di trovare la strada giusta per realizzare un nostro obiettivo, ma di levare dalla strada gli ostacoli che ci rallentano. Possono essere alcune nostre credenze limitanti e condizionamenti. Una persona potrebbe decidere di non aprire un’attività che tanto gli piace perché nella sua famiglia hanno sempre fatto tutti un lavoro, a detta loro, umile (che si scontra contro il detto che il lavoro nobilita l’uomo), e che hanno “nel sangue”. Eppure ci sono persone che decidono di smettere di saperlo, e si organizzano la vita per realizzare la propria impresa.

Contine reading

CAMBIARE GLI ALTRI CAMBIANDO IL PUBBLICO?

Le scene quotidiane come noi crediamo che siano

 

“Presupponete nell’altro una virtù anche se ancora non esiste”

William Shakespeare

 

Sapere come stanno le cose è un’ottima situazione di conoscenza, che dà vantaggi tangibili consistenti nel controllare l’ambiente e non esserne controllati, prevedere lo scenario nell’interazione con gli altri e scegliere da esperti la nostra azione.

E’ anche una delle più grandi “fregature” per l’essere umano. Proviamo ad applicarla alla conoscenza di un interlocutore. “Ti conosco, so come sei fatto”. “Puoi fare tutti gli sforzi, ma non cambierai mai. Da quando ti conosco sei sempre stato così”. “Ah… non parlare… so già quello che mi dirai… ti conosco ormai!”. Queste frasi, come vedremo tra poco, hanno un deleterio effetto sociale che potremmo quasi paragonare alle maledizioni (per non parlare dell’ambito lavorativo; pensiamo ad esempio alla gestione dei collaboratori e all’effetto Pigmalione). Il pubblico dice all’attore di adeguarsi alle sue aspettative, di non uscire dal ruolo che conosce, da sempre interpretato. Così nei litigi la colpa può essere sempre dell’altro, sia perché noi ovviamente abbiamo ragione, sapendo come stanno le cose, sia perché l’altro è sempre “il solito”.

Contine reading

PERCHE’ DOVREMMO MISURARE LE NOSTRE PAROLE?

“Le parole sono come pallottole”

Ludwig Wittgenstein

 

Perché dovrei misurare le mie parole? Perché non posso dire tutto quello che penso?

Il protagonista del film Bugiardo bugiardo, interpretato da Jim Carrey, non mantiene mai le promesse e suo figlio esprime il desiderio che per ventiquattro ore il papà dica la verità.

L’incantesimo si avvera, ed egli subisce una serie interminabile di guai.  Ad esempio in una scena si trova nell’ascensore dell’ufficio in compagnia di una nuova assunta bella e prosperosa. Lei gli racconta che si trova benissimo in azienda perché tutti sono gentili con lei. Lui risponde che con “l’equipaggiamento” che si ritrova tutti gli uomini la trattano bene per forza, ricevendo un bello schiaffo.

Contine reading

PROBLEMI DA GRANDI… SOLUZIONI DA BAMBINI?

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)”

Antoine de Saint-Exupéry

 

Ci sono paure che avevamo da piccoli, che abbiamo imparato ad affrontare e vincere. Ci sono invece delle paure che abbiamo imparato da grandi, dopo essere rimasti scottati dai nostri errori

Ci sono problemi complicati che l’ingenuità di un bambino potrebbe disarmare, proprio perché la costruzione di questi problemi presuppone un certo livello di conoscenza che ci porta a ritagliare la realtà osservata in un certo modo. Così, c’è chi ha smesso di cercarsi un lavoro perché ha “imparato” che in questa fase storico-economica non se ne trova, o chi ha smesso di cercare nuove amicizie perché ha “scoperto” quanto la gente sia falsa e non ne valga la pena.

Il pensiero strategico suggerisce che a volte le soluzioni più efficaci ai problemi complessi sono quelle apparentemente semplici. A questo proposito l’antica arte militare cinese ha messo a punto degli stratagemmi: strategie per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.

Contine reading