IL FILM DEL MESE

THANK YOU FOR SMOKING

di Giovanni Petrucci

Oggi parliamo di un grande classico per gli addetti ai lavori: Thank You For Smoking
Tra noi formatori e comunicatori è giunto alla ribalta come sorgente di numerosi spezzoni da mostrare in aula o da cui prendere esempio.
Non per niente il protagonista viene definito “il barone della persuasione”!
In due frasi con pochi spoiler: costui è il responsabile della comunicazione della lobby dei produttori di tabacco americani, continuamente alle prese con la lotta contro i sostenitori della pericolosità del fumo. Si scontra con una notevole sfida professionale quando alcuni suoi segreti vengono rivelati da una giornalista bella, provocante e doppiogiochista.
Se avrete la possibilità di vederlo, oltre che ad un film divertente e all’apparenza leggero, vi troverete di fronte ad una serie di provocazioni e dilemmi morali tra la (innegabile) nocività del tabacco e la simpatia per il personaggio.
Il suo rapporto con il figlio preadolescente ricalca questa dicotomia: conquistare la sua stima utilizzando i trucchi della persuasione o svelandogli i retroscena di un mercato spietato e avido? Fare il padre esemplare che condanna il fumo o quello figo che porta a casa il risultato convincendo tutti?

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I VOLTI DELLO STRESS

“Quando non siamo più in grado di cambiare la situazione, siamo sfidati a cambiare noi stessi”

Viktor Frankl

 

Stress come stimolo dannoso.

Il termine “stress” è stato mutuato dalla fisica, per indicare generalmente gli effetti che grandi pressioni esercitano sui materiali. La parola è entrata da molto tempo nel linguaggio comune per indicare stati di tensione, disagio, preoccupazione, ansia.

Il medico austriaco Hans Selye effettuò per anni ricerche sugli effetti che stimoli ripetuti e diversi esercitavano su animali da laboratorio, impiegando il termine per indicare la risposta non specifica dell’organismo a uno stimolo negativo.

 

Stress come spinta a reagire.

Dalle sfumature negative iniziali del termine, esso prese man mano significati diversi, essendo frequentemente usato per indicare una “spinta a reagire” esercitata sull’organismo da diversi stimoli sia esterni all’individuo, sia interni (stressors). Per Selye lo stress è più in generale una risposta di adattamento ad uno stimolo, che non deve essere necessariamente negativo o dannoso.

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SBAGLIO QUINDI SONO?

La certezza delle azioni nell’incertezza di un mondo che cambia.

 

“Se vuoi vedere, impara ad agire”

Heinz von Foerster

 

Possiamo evitare di sbagliare? Possiamo basare le nostre decisioni sulla logica e sui calcoli e prevedere gli scenari dove andremo a muoverci (il mercato?) e il comportamento delle persone?

La frase di Descartes rappresenta la cultura dominante del mondo moderno ispirata alla predominanza della ragione e alla certezza delle scienze: “Io penso, dunque sono”. La consulente aziendale Anna Zanardi fa notare (Il coraggio di essere stupidi, 2011) che l’uomo è anche un essere che dubita, comprende, afferma, nega, vuole, rifiuta, desidera, che immagina e sente. E fa notare che la logica cartesiana è crollata con la nuova fisica degli anni ’30 del secolo scorso, che ha minato la certezza di conoscere il mondo “così com’è”: la scienza ha ammesso che l’oggettività assoluta e la prevedibilità matematica dei fenomeni sono pura illusione.

Nei rapporti con clienti e fornitori l’incertezza di conoscere il mondo così com’è ci suggerisce che non esistono ragione e torto certi, ma le nostre opinioni sul mondo. Inoltre, non possiamo fidarci della razionalità nello spiegare scelte e decisioni, né nostre né dei nostri interlocutori, né prevederle.

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NESSUNO E’ UN’ISOLA

La funzione sociale delle nostre idee.

 

Nessun uomo è un’Isola,
intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del Continente,
una parte della Terra.

John Donne

 

E’ l’era dell’individualismo o della condivisione? Ma a chi deve vendere beni e servizi, che importa? O come può ignorarlo?

 

La comunicazione è un’azione individuale o sociale?

Se la comunicazione è interpersonale, il mittente può prescindere dagli interlocutori? Parlerà unicamente delle sue esigenze o terrà conto dell’utilità massima che può avere lo scambio reciproco di informazioni (magari con buona attenzione ai feedback dei clienti)?

La derivazione della parola comunicare è latina, e indica un’azione con la quale si mette “in comune” qualcosa: è uno scambio quindi. La mia idea è al tuo servizio, e magari se mi dici che c’è qualche vizio di forma in ciò che ti fornisco non mi offendo, ma lo considero un dono di preziose informazioni che mi aiuteranno a condividere con te qualcosa di più mirato ai tuoi bisogni.

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STATI D’ANIMO RELATIVI ALL’ISOLAMENTO: PROATTIVITA’ E RESILIENZA.

“La vita non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade” – Aldous Huxley

 

Diversi studi su riviste scientifiche, come la rassegna di Brooks e colleghi su Lancet del 26 febbraio 2020, parlano degli effetti psicologici della quarantena. Possono emergere confusione, rabbia, solitudine, impotenza, mancanza di controllo.

Ci può aiutare un cambio di mindset (atteggiamento mentale), da cui possono scaturire emozioni diverse. Non potendo evitare la quarantena o l’isolamento, possiamo focalizzarci su come utilizzare al meglio il tempo. Una persona proattiva affronta i problemi ponendo attenzione alle soluzioni, non si lamenta ma si assume le sue responsabilità, e pensa alla condivisione con gli altri come opportunità. Seguono brevi spunti, senza la pretesa di essere esaustivi, né di risolvere problemi psicologici di una certa entità.

 

PROBLEMA: SENSO DI PRIGIONIA.

Chi è costretto a vivere sotto scorta sa che l’isolamento è difficile, soprattutto all’inizio. Come il giornalista Roberto Saviano, che in un’intervista rilasciata a Fabio Fazio ha dichiarato che, dalla seconda settimana in poi è passato a riconsiderare il senso di prigionia e associare all’isolamento sensazioni più piacevoli, legate al senso di protezione. Alla best practice di Saviano possiamo ispirarci anche noi per affrontare al meglio l’isolamento dovuto alla pandemia e vivere al meglio il tempo in casa, riscoprendo le attività piacevoli e l’atteggiamento di chi sa di essere in un ambiente protettivo.

Una soluzione possibile: dal senso di prigionia al senso di protezione.

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