CHI HA RUBATO IL MIO TALENTO?

“Il primo grande demotivatore è il mito del talento, sempre più diffuso nella nostra società.”

Pietro Trabucchi, psicologo sportivo

 

Una delle peggiori credenze limitanti: i più bravi riescono senza impegnarsi.

A scuola, al lavoro o durante il tempo libero, spesso le persone smettono di applicarsi in una materia o ambito prematuramente perché attribuiscono un significato particolare alla relazione tra impegno necessario e abilità. Di tali significati parla la psicologa Angelica Moè, che si occupa di motivazione, notando che non di rado le forme di “ritiro dall’impegno” su un’attività vengono originate da un certo tipo di credenza, detta modalità statica: “i bravi in qualcosa riescono senza impegnarsi, e se mi impegno molto dimostro che sono incapace”. Atteggiamenti mentali simili (diffusi soprattutto tra gli adolescenti ma non solo, che possono nascondere la paura di sbagliare), possono far pensare che i più bravi in un ambito siano fortunati perché hanno buoni geni e non si devono impegnare tanto quanto i meno dotati per natura. O possono portare a fare confronti sterili con altri più bravi, in quanto non si saprà mai con certezza quante ore questi si sono applicati precedentemente in un ambito, il metodo e il tipo di strategie per superare le difficoltà e gli errori.

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NON PUOI APRIRE IL MIO CANCELLO

Non possiamo cambiare gli altri, ma solo noi stessi.

 

“Nessuno può convincere un altro a cambiare. Ciascuno di noi è custode di un cancello che può essere aperto solo dall’interno. Noi non possiamo aprire il cancello di un altro, né con la ragione né con il sentimento” – Marilyn Ferguson.

 

Lei brontola perché lui si isola, lui si isola perché lei brontola: è sempre colpa dell’altro!

Quando c’è un contrasto o un conflitto, tra partners o tra amici o colleghi, spesso si ragiona nei termini di ragione e torto (e l’altro ha in genere torto, visto che io ho ragione!). Questo modo di ragionare è facilitato dalla credenza in una sola verità assoluta, piuttosto che dall’evidenza che ci sono tante verità relative quanto i punti di vista degli interlocutori. Ognuno ha sempre un po’ ragione dal suo punto di vista, ma la logica della ragione e del torto netti allontana l’intesa comunicativa invece che aiutare a dialogare.

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