I VOLTI DELLO STRESS

“Quando non siamo più in grado di cambiare la situazione, siamo sfidati a cambiare noi stessi”

Viktor Frankl

 

Stress come stimolo dannoso.

Il termine “stress” è stato mutuato dalla fisica, per indicare generalmente gli effetti che grandi pressioni esercitano sui materiali. La parola è entrata da molto tempo nel linguaggio comune per indicare stati di tensione, disagio, preoccupazione, ansia.

Il medico austriaco Hans Selye effettuò per anni ricerche sugli effetti che stimoli ripetuti e diversi esercitavano su animali da laboratorio, impiegando il termine per indicare la risposta non specifica dell’organismo a uno stimolo negativo.

 

Stress come spinta a reagire.

Dalle sfumature negative iniziali del termine, esso prese man mano significati diversi, essendo frequentemente usato per indicare una “spinta a reagire” esercitata sull’organismo da diversi stimoli sia esterni all’individuo, sia interni (stressors). Per Selye lo stress è più in generale una risposta di adattamento ad uno stimolo, che non deve essere necessariamente negativo o dannoso.

 

Il significato soggettivo e la percezione delle proprie risorse.

Quando vi è incongruenza tra le richieste dell’ambiente e la capacità soggettiva di esaudirle, si parla di distress, contrapposto all’eustress, condizione invece positiva o di gratificazione.

 

La lezione di Viktor Frankl e la proattività.

Per lo psichiatra ebreo Viktor Frankl, sopravvissuto ai campi di sterminio, la persona possiede la capacità di scegliere una risposta diversa, e di reagire agli stimoli avversi in modo adattivo. Per Frankl i suoi aguzzini potevano fare quello che volevano con il suo corpo, con deprivazioni, denutrizione, condizioni disumane, ma lui poteva scegliere di reagire emotivamente in modo diverso, resistere, dare quindi un significato diverso alla situazione e alla sua percezione di controllo su di essa.

 

Due tipi di strategie di gestione dello stress.

Le strategie per gestire lo stress si possono dividere idealmente almeno in due categorie. Quelle vicine a Frankl, e alla capacità di progettare una reazione diversa, che fanno parte dei tentativi di cambiare il significato dato alle situazioni, in modo da subirle in minor misura con un approccio attivo, contrapposto ad uno passivo.

E poi c’è quella famiglia di strategie volte ad organizzare la propria vita lavorativa e non (si parla spesso di work-life balance, equilibrio tra vita e lavoro), e i propri obiettivi, in modo da essere sottoposti a un minor numero di stimoli stressanti.

Nell’uno e nell’altro caso, come diceva Frankl, siamo sfidati a cambiare noi stessi. Possiamo quindi essere vittime degli eventi, o prendere come sfida il cambiamento per pianificare risposte diverse e adattive.

Giovanni Iacoviello – giovanni.iacoviello@gmail.com

 

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