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	<title>Il Viaggio di Scoperta &#187; resilienza</title>
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	<description>Il Blog di GIP Comunicazione</description>
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		<title>Sbaglio quindi sono?</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2020 07:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Iacoviello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[gestione degli errori]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>

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		<description><![CDATA[La certezza delle azioni nell’incertezza di un mondo che cambia. &#160; “Se vuoi vedere, impara ad agire” Heinz von Foerster   Possiamo evitare di sbagliare? Possiamo basare le nostre decisioni sulla logica e sui calcoli e prevedere gli scenari dove andremo a muoverci (il mercato?) e il comportamento delle persone? La frase di Descartes rappresenta [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center">La certezza delle azioni nell’incertezza di un mondo che cambia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right"><i>“Se vuoi vedere, impara ad agire”</i></p>
<p align="right"><i>Heinz von Foerster</i></p>
<p align="right"><i> </i></p>
<p>Possiamo evitare di sbagliare? Possiamo basare le nostre decisioni sulla logica e sui calcoli e prevedere gli scenari dove andremo a muoverci (il mercato?) e il comportamento delle persone?</p>
<p>La frase di Descartes rappresenta la cultura dominante del mondo moderno ispirata alla predominanza della ragione e alla certezza delle scienze: “Io penso, dunque sono”. La consulente aziendale Anna Zanardi fa notare (<i>Il coraggio di essere stupidi</i>, 2011) che l’uomo è anche un essere che dubita, comprende, afferma, nega, vuole, rifiuta, desidera, che immagina e sente. E fa notare che la logica cartesiana è crollata con la nuova fisica degli anni ’30 del secolo scorso, che ha minato la certezza di conoscere il mondo “così com’è”: la scienza ha ammesso che l’oggettività assoluta e la prevedibilità matematica dei fenomeni sono pura illusione.</p>
<p>Nei rapporti con clienti e fornitori l’incertezza di conoscere il mondo così com’è ci suggerisce che non esistono ragione e torto certi, ma le nostre opinioni sul mondo. Inoltre, non possiamo fidarci della razionalità nello spiegare scelte e decisioni, né nostre né dei nostri interlocutori, né prevederle.</p>
<p><span id="more-694"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Azione sul pensiero.</b></p>
<p>Che cosa ci interessa se non possiamo conoscere contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella, come ci insegnava Werner Heisenberg nel 1927? Cosa ha a che vedere il suo <i>principio di indeterminazione</i> col nostro “tirare a campare” o promuovere la nostra attività, o l’espandere la nostra offerta? Significa forse che non possiamo stabilire con certezza nessi causali tra due elementi. Significa anche che non si può avere fiducia cieca nella prevedibilità del comportamento umano.</p>
<p>Una delle provocazioni di Renzo Rosso della Diesel era: “Gli intelligenti vedono le cose per quello che sono, gli stupidi per quello che possono essere”. Ciò sembra suggerire la differenza tra due figure: quella del vecchio uomo intelligente cartesiano che sa come stanno le cose e le prevede (o presume che sia possibile farlo) e del nuovo uomo “che si stupisce” di un mondo imprevedibile in cui agisce senza avere certezze sugli esiti. E va da sé che egli può avere maggiore potere di adattamento e di aggiustamento del tiro sulle proprie azioni grazie ad uno sguardo disincantato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Errare vuol dire agire.</b></p>
<p>E’ utile pensare prima di agire, ponderare, pianificare, programmare una procedura “salvagente” per gestire gli imprevisti che abbiamo già conosciuto in passato, e dobbiamo alla fine agire in ogni caso. L’immobilismo ci protegge dagli errori, e alla fine senza muoverci non faremo errori ma non otterremo nemmeno alcun risultato. In un mondo incerto e mutevole <i>esiste</i> chi agisce, e quindi sbaglia, lasciando la sua impronta nel mondo, rispetto a chi pensa “cartesianamente”. Certo, dagli errori che facciamo muovendoci dobbiamo anche imparare a correggere la nostra rotta. E vale la pena cambiare ciò che facciamo se non abbiamo ottenuto i risultati desiderati. Però vale la pena, sulla scia degli spunti di Anna Zanardi, di <i>abitare</i> con consapevolezza ogni tanto anche la nostra <i>stupidità</i>, che in una visione più ampia non è necessariamente l’opposto dell’intelligenza. La nostra resilienza (o capacità di adattarci alle difficoltà) è data anche dall’ammettere a noi stessi le nostre debolezze, andando oltre il pensiero e l’agire rigido, e ciò permette di poter farvi leva per sfruttare al meglio i nostri punti di forza.</p>
<p>Ha notato Renzo Rosso: “Cosa c’era di più stupido che pensare di poter unire tutti i computer del mondo in una sola rete?”. Senza quella stupidità non esisterebbero gran parte delle nostre azioni così come si sono delineate negli ultimi vent’anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giovanni Iacoviello &#8211; riadattato da un post apparso su Creativa Comunicazione nel 2014</p>
<p>giovanni.iacoviello@gmail.com</p>
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		<title>Stati d&#8217;animo relativi all&#8217;isolamento: Proattività e Resilienza</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 10:59:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Iacoviello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>

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		<description><![CDATA[“La vita non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade” – Aldous Huxley &#160; Diversi studi su riviste scientifiche, come la rassegna di Brooks e colleghi su Lancet del 26 febbraio 2020, parlano degli effetti psicologici della quarantena. Possono emergere confusione, rabbia, solitudine, impotenza, mancanza di controllo. Ci [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><i>“La vita non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade” – Aldous Huxley</i></p>
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<p>Diversi studi su riviste scientifiche, come la rassegna di Brooks e colleghi su Lancet del 26 febbraio 2020, parlano degli effetti psicologici della quarantena. Possono emergere confusione, rabbia, solitudine, impotenza, mancanza di controllo.</p>
<p>Ci può aiutare un cambio di <i>mindset</i> (atteggiamento mentale), da cui possono scaturire emozioni diverse. Non potendo evitare la quarantena o l’isolamento, possiamo focalizzarci su come utilizzare al meglio il tempo. Una persona proattiva affronta i problemi ponendo attenzione alle soluzioni, non si lamenta ma si assume le sue responsabilità, e pensa alla condivisione con gli altri come opportunità. Seguono brevi spunti, senza la pretesa di essere esaustivi, né di risolvere problemi psicologici di una certa entità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PROBLEMA: SENSO DI PRIGIONIA.</p>
<p>Chi è costretto a vivere sotto scorta sa che l’isolamento è difficile, soprattutto all’inizio. Come il giornalista Roberto Saviano, che in un’intervista rilasciata a Fabio Fazio ha dichiarato che, dalla seconda settimana in poi è passato a riconsiderare il senso di prigionia e associare all’isolamento sensazioni più piacevoli, legate al senso di protezione. Alla <i>best practice</i> di Saviano possiamo ispirarci anche noi per affrontare al meglio l’isolamento dovuto alla pandemia e vivere al meglio il tempo in casa, riscoprendo le attività piacevoli e l’atteggiamento di chi sa di essere in un ambiente protettivo.</p>
<p><i>Una soluzione possibile: dal senso di prigionia al senso di protezione.</i></p>
<p><span id="more-642"></span></p>
<p>PROBLEMA: SENSO DI SOLITUDINE.</p>
<p>L’isolamento forzato mette a repentaglio la vita sociale e ci può far sentire soli.</p>
<p>Il cambio di prospettiva può essere quello di spostare il focus dalla nostra solitudine al pensiero per gli altri. Possiamo essere lontani ma vicini ai nostri cari e ai nostri amici o colleghi attraverso telefonate o video-chiamate, sostenendoli, e facendoci sostenere, tenendoci compagnia. Ciò non vuol dire lamentarsi, azione che fa focalizzare sui problemi ma non sulle soluzioni, rubando energia a chi si lamenta e a chi ascolta.</p>
<p><i>Una soluzione possibile: dal sentirsi soli al non far sentire soli gli altri.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PROBLEMA: SENSAZIONE DI NON POTER FARE NULLA/ IMPOTENZA.</p>
<p>La quarantena può essere angosciante. Potremmo sentirci in balìa degli eventi.</p>
<p>Non possiamo più fare certe cose, e questo ci disorienta, ma possiamo farne altre, anche nuove, imparare modi nuovi di lavorare, lavorare a progetti nuovi. Abbiamo il potere di chiedere aiuto, se serve. Ma anche di aiutare gli altri per quanto possibile, dandoci il senso di un progetto importante. Con John F. Kennedy: “non pensate a ciò che il paese può fare per voi, pensate a ciò che voi potete fare per il paese”.</p>
<p><i>Una soluzione possibile: non pensare a ciò che non possiamo fare, pensiamo a ciò che possiamo fare.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>PROBLEMA: PAURA DELL’IGNOTO/SCENARIO INCERTO.</p>
<p>Il genere umano ha paura di ciò che non conosce. Dalla paura di un nemico invisibile e poco conosciuto, possiamo spostare il focus sul coraggio di mettere in atto azioni responsabili, su cui siamo stati istruiti bene, anche in relazione alle epidemie passate. Dalla paura di un futuro incerto possiamo partire per pianificare cosa possiamo fare di certo per far fronte alle difficoltà ora e dopo, in base a ciò che andiamo imparando.</p>
<p><i>Una soluzione possibile: dall’ignoto attuale e futuro alla pianificazione dello scenario oltre il problema.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Giovanni Iacoviello &#8211; giovanni.iacoviello@gmail.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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