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	<title>Il Viaggio di Scoperta &#187; premio</title>
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	<description>Il Blog di GIP Comunicazione</description>
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		<title>La pigrizia è&#8230; perdere di vista il premio?</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2014 05:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Iacoviello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[akrasia]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
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		<description><![CDATA[ “Se vuoi vedere, impara ad agire” Heinz von Foerster &#160; Vi ricordate se c’è stato un momento della vostra vita in cui siete stati restìi a iniziare qualcosa, per pigrizia, o non l’avete mai iniziata? E altri momenti in cui invece, dopo averla iniziata, l’avete trasformata in abitudine? Come avete fatto quella volta a vincere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><i> “Se vuoi vedere, impara ad agire”</i></p>
<p align="right"><i>Heinz von Foerster</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vi ricordate se c’è stato un momento della vostra vita in cui siete stati restìi a iniziare qualcosa, per pigrizia, o non l’avete mai iniziata? E altri momenti in cui invece, dopo averla iniziata, l’avete trasformata in abitudine? Come avete fatto quella volta a vincere la pigrizia?</p>
<p>Un amico mi disse che a 18 anni non aveva voglia di lavorare, e che la voglia gli è venuta dopo qualche stipendio, quando ha realizzato la gratificazione economica da una parte, ma soprattutto il senso di indipendenza.</p>
<p>Ognuno colora un’azione di un significato diverso secondo la sua storia ed esperienza. Qualsiasi sia il significato per un dato premio, esso è un elemento che riesce a farsi preferire alla mancata lotta contro la pigrizia. Ad esempio, c’è chi ama il suo lavoro e dedica una parte del suo tempo al volontariato. Alcuni trovano il premio nel sentirsi utili, nel fare qualcosa per gli altri.</p>
<p>Forse sta qui la chiave dell’<i>akrasia</i> (termine greco che indica la debolezza della volontà), cioè la mancanza di un premio, o la mancanza del mettere a fuoco il premio che ricaveremo nello “spingere il carico” finché non si sposta. Nessuno vi può dire quale sia il vostro premio, dovete capirlo da voi facendo delle prove, divertendovi a sbagliare, ed eventualmente riprovare.</p>
<p><span id="more-235"></span></p>
<p><b>Come si fa a mangiare un cocomero intero?</b></p>
<p>“Un morso alla volta!” – ha risposto il formatore americano Robert Dilts. Una delle strategie possibili per abbassare l’attrito iniziale per spostare un carico è alleggerirlo. In tal senso, un obiettivo può essere suddiviso in sotto-obiettivi. L’apatia impedisce di studiare un capitolo per un esame? Potremmo darci un obiettivo più piccolo, un paragrafo in un dato tempo senza distrazioni. Quando lo sforzo è stato compiuto, il premio potrebbe essere quello della gratificazione per aver portato a termine un obiettivo. Una gratificazione più grande, come il giocatore di video-game che arriva allo schema successivo, può essere quella di aumentare gradualmente il proprio sotto-obiettivo, per avere come premio anche qualcosa da subito, e cioè il gusto della sfida, l’emozione di provare a superarsi. Se il premio non è abbastanza grande e immediato da vincere la resistenza all’azione, si può quindi rendere più piccola e fattibile l’azione stessa.</p>
<p><b>Dal cocomero al pomodoro che misura il tempo…</b></p>
<p>Il “metodo del pomodoro” è stato inventato da Francesco Cirillo, uno studente universitario che usava un timer a forma di pomodoro  per cronometrare le sue sessioni di studio senza distrazioni.</p>
<p>Anche se si passa dallo studio al lavoro, si può provare a mettere il conto alla rovescia di mezz’ora per un impegno che dobbiamo assolvere (scrivere un report, una relazione o  un articolo), contando che spesso cerchiamo per ore l’ispirazione prima di iniziarlo. Il fatto di avere un tempo limitato a disposizione ci può stimolare a dare il meglio in meno tempo.</p>
<p><!--more--></p>
<p><b>Dalla paura di non essere “portati” alla consapevolezza dell’apprendimento.</b></p>
<p>“Non ho talento, non sono portato!” &#8211; Questa purtroppo è una delle credenze più limitanti per la crescita personale di ognuno. Il maggior motivo per cui non siamo bravi in qualcosa è la mancanza di abitudine, allenamento, e quindi apprendimento. Così, la scusa di non essere portati ad usare il pc per molte persone è spesso stata usata per celare la frustrazione dei primi errori, normalissimi e inevitabili per chi sta imparando qualcosa, e qualche volta la resistenza a voler capire che serve costanza per acquisire un’abilità.</p>
<p>Quindi la “predisposizione” può essere spesso un alibi comodo, e comunque fuorviante. Come diceva la psicoterapeuta Virginia Satir: “Quello che sono oggi è indice di quello che ho imparato, non di quello che è il mio potenziale”. Potremmo imparare pure, esplorando le possibilità e sperimentando, quali sono i nostri premi, e a come non staccarvi gli occhi.</p>
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<p>Giovanni Iacoviello</p>
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<p>Se vuoi informarti sulle possibilità per organizzare un&#8217;azione formativa presso la tua azienda, contattaci: info@gipcomunicazione.it</p>
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