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	<title>Il Viaggio di Scoperta &#187; paura di sbaligare</title>
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	<description>Il Blog di GIP Comunicazione</description>
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		<title>Dalla Paura di Sbagliare&#8230; alla Voglia di Rischiare &#8211; Parte III</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Sep 2013 16:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Iacoviello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autostima]]></category>
		<category><![CDATA[paura di sbaligare]]></category>

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		<description><![CDATA[Scambio di persona: fallito per virtuoso. A che insieme appartiene l’elemento “errore”? Spesso, come abbiamo visto, lo assimiliamo agli oggetti e agli elementi appartenenti alla persona fallita presa nella sua interezza, come avviene nel caso seguente. Un ragazzo vuol far parte di una squadra di baseball, ma non è in grado di lanciare e ricevere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Scambio di persona: fallito per virtuoso.</b></p>
<p>A che insieme appartiene l’elemento “errore”? Spesso, come abbiamo visto, lo assimiliamo agli oggetti e agli elementi appartenenti alla persona fallita presa nella sua interezza, come avviene nel caso seguente.</p>
<p>Un ragazzo vuol far parte di una squadra di baseball, ma non è in grado di lanciare e ricevere bene, ed è spaventato dalla palla, così dice al suo coach che pensa di lasciare la squadra perché è un “cattivo giocatore di baseball”. Questa storia ci viene raccontata da Robert Dilts, e alle parole del ragazzo seguono quelle del coach, che portano a fare uno di quei “viaggi di scoperta” che possiamo realizzare stando fermi ad ascoltare: “Non ci sono cattivi giocatori di baseball, ci sono solo persone che non hanno fiducia nella propria abilità di imparare”.</p>
<p>Il ragazzo con che occhi guarda e valuta il fallimento? E con che occhi invece lo guarda e valuta il coach? Essi “vedono” due persone diverse. Il primo una persona incapace, l’altro una persona che sta imparando. La storia di Dilts continua così: “Il coach rimane in piedi di fronte al ragazzo e gli mette la palla nel guantone, facendogliela tirare e poi riprendere. Poi fa un passo indietro, gli lancia delicatamente la palla nel guanto, e il ragazzo la rilancia. Un passo dopo l’altro, il coach si sposta sempre più lontano…” e qualche tempo dopo il ragazzo diventa un elemento prezioso per la sua squadra.</p>
<p><span id="more-114"></span></p>
<p>Da questa storia possiamo apprendere qualcosa riguardo non tanto a come “giochiamo”, ma piuttosto riguardo a come classifichiamo gli eventi del mondo.</p>
<p>Abbiamo visto che molti tipi di errori, invece di far parte del mondo dei falliti, appartengono a quello delle persone che imparano, e sono numerosi nel mondo dei virtuosi che perseguono i loro obiettivi e si allenano costantemente per perseguirli, tanto più numerosi quanto più si va verso il successo.</p>
<p><b> </b></p>
<p><b>La voglia di sbagliare: gli errori-opportunità e il bambino “incosciente”.</b></p>
<p>Lo psichiatra e psicoterapeuta Matteo Rampin, autore del libro <i>Al gusto di cioccolato</i>, sottolinea quanto il linguaggio sia ambiguo e quanto sia potente per costruire immagini del mondo. Fino al punto che una stessa realtà può essere descritta da due osservatori in modi diametralmente opposti. Ad esempio una stessa persona si potrebbe descrivere come paurosa per un osservatore, mentre un altro potrebbe delinearla come prudente. Allo stesso modo, noi stessi possiamo utilizzare un linguaggio mentale per descrivere cose opposte. Ad esempio possiamo pensare alla nostra paura di sbagliare. Oppure possiamo pensare al nostro <i>desiderio di riuscire</i>. C’è una grossa differenza pratica in questi due pensieri così formulati. La paura di sbagliare ci fa focalizzare sugli errori, spesso aumentando la probabilità di commetterli, forse perché l’energia utilizzata per immaginarli è sottratta a quella impiegata per immaginare i nostri obiettivi.</p>
<p>Paul Watzlawick faceva notare nel 1977 che la nostra mente non possiede l’abilità di pensare all’assenza di un oggetto, e che nel nostro linguaggio dell’immaginazione manca la negazione: “è difficile, se non impossibile, rappresentare a livello di immagine il non verificarsi di una circostanza o il non avere luogo di un avvenimento”. Facciamo una prova: non pensate a un orso… a cosa avete pensato? Non barate! Cercare di non pensare all’orso porta all’inevitabile risultato di pensare all’orso. Se invece provate a pensare a una zebra (o anche a non pensarci)  è più difficile che vi venga in mente quell’orso di poco fa. Allo stesso modo, di fronte alla paura di sbagliare possiamo reagire pensando “non aver paura di sbagliare!”, il che ci fa pensare proprio a quello.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Una chiave per uscire da questa “gabbia” può essere quella di considerare gli errori come delle opportunità, come dei passi verso il successo, come suggeriva la filosofia dell’inventore Edison.</p>
<p>Una strategia che sfrutta implicitamente questo principio è proposta dal già citato Vorhaus agli aspiranti autori comici, la regola del nove: “Su dieci battute che dici nove fanno schifo. Ogni dieci idee, nove non funzioneranno. La regola del nove risulta estremamente confortante, perché se adottata, libera immediatamente e permanentemente dall’ansia di dover aver successo tutte le volte”. Per l’autore con tale regola le aspettative sono così basse che non c’è nulla o quasi da perdere, e quindi quelle nove battute uscite male sono calcolate, aspettate, considerate un normale esito del lavoro (ma anche persone che si giudicano non divertenti facilmente avranno risultati migliori), e quindi opportunità per andare avanti nel lavoro. Ne consegue che ci potrebbe venire addirittura la <i>voglia di sbagliare</i> per imparare a far bene un lavoro o un’attività.</p>
<p>Quando eravamo bambini esploravamo il mondo con i nostri occhi curiosi e con lo spirito avventuroso, con la voglia di imparare, incoscienti e incuranti dei pericoli e degli errori, probabilmente proprio perché, non avendo ancora provato e sbagliato, nella nostra immaginazione non esistevano ancora.</p>
<p>Forse quell’atteggiamento di curiosità, di divertimento e avventura di fronte all’apprendimento e alle situazioni che viviamo, o forse il fatto stesso di tornare un po’ bambini, è come una zebra a cui pensare per liberarci dal fastidioso orso!</p>
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		<title>Dalla Paura di Sbagliare&#8230; alla Voglia di Rischiare &#8211; Parte II</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Sep 2013 20:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Iacoviello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autostima]]></category>
		<category><![CDATA[paura di sbaligare]]></category>

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		<description><![CDATA[La “ricetta d’oro” per non fare errori. Forse è troppo presto per dare questa risposta, o forse no. La ricetta d’oro per essere sicuri di non commettere errori è… non fare nulla! Una presa in giro, una provocazione, o solo senso pratico? Molti di noi hanno certamente sentito il detto “Chi non fa non sbaglia”. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>La “ricetta d’oro” per non fare errori.</b></p>
<p>Forse è troppo presto per dare questa risposta, o forse no. La ricetta d’oro per essere sicuri di non commettere errori è… non fare nulla! Una presa in giro, una provocazione, o solo senso pratico? Molti di noi hanno certamente sentito il detto “Chi non fa non sbaglia”. E che fare con l’insuccesso? In fondo basta non provare a fare cose nuove, non imparare nulla di più di quello che si sa, non modificare mai niente nelle nostre mansioni lavorative o non uscire di casa, e non dovremo averci a che fare, no? E per chi è abituato a fare e a vincere e a rifiutare la sconfitta? Che farne dell’insuccesso?</p>
<p>Forse capire il tipo di rapporto che abbiamo con l’insuccesso rappresenta una chiave importante e pratica per capire come affrontare l’errore e la paura di sbagliare che, a meno che non optiamo per la costosa possibilità di starcene completamente immobili, ci capiterà di incontrare.</p>
<p><span id="more-96"></span></p>
<p>Sono le nostre convinzioni sul mondo a guidare le nostre azioni. Ma le nostre credenze non corrispondono al mondo, come diceva il filosofo e psicoterapeuta austriaco Paul Watzlawick, sono solo <i>immagini del mondo</i>, sue rappresentazioni. Alcune potenti credenze radicate in molti di noi si attivano al momento dell’insuccesso e fanno sì che ci sentiamo bersagli della disapprovazione sociale e ci auto-percepiamo come “falliti”.</p>
<p><b> </b></p>
<p><b>L’errore di scambiare una parte per il tutto: un singolo errore riassume una persona.</b></p>
<p>Vorhaus la chiama <i>falsa associazione</i>: “Aver deciso, fuorviati, che la nostra barzelletta non avrebbe funzionato, ci porta a pensare che se non piace la nostra barzelletta, non piacciamo neanche noi”. L’energia per questi pensieri pare sprecata, per l’autore, quando ci ricorda che “Le persone non stanno a preoccuparsi di come appariamo noi. Sono troppo occupate a preoccuparsi di come appaiono loro”.</p>
<p>L’errore che facciamo spesso potrebbe essere considerato come retorico, cioè quello di considerare una parte per il tutto in maniera ingiustificata: una malriuscita <i>sineddoche</i> (quella figura retorica che crea una relazione quantitativa tra due elementi, come ad esempio “scafo” per nave, anche se il primo rappresenta solo una parte della seconda). Così, considerare negativa la nostra intera persona al posto di una nostra singola azione è un grossolano errore di generalizzazione: è come confondere la pallina di un’urna con l’urna intera. Al compimento di un’azione errata, automaticamente e inconsapevolmente, a volte c’è chi categorizza negativamente la persona che ha fatto un errore come persona “fallita”. Questo non è un modo utile di classificare, come vedremo tra poco.</p>
<p><!--more--></p>
<p>Sia chi sta ancora facendo la gavetta, sia chi è tanto abituato a vincere da temere un insuccesso, si può chiedere distruttivamente “Perché ho sbagliato? Perché sono così meschino?”. Oltre all’errore di generalizzazione in cui a un’azione giudicata sbagliata corrisponde una persona sbagliata, le domande così formulate nascondono un’altra insidia che può non favorire il nostro percorso di crescita. Per il famoso formatore americano Robert Dilts le domande “perché”, applicate agli errori umani, ci fanno focalizzare sul problema senza aiutare molto a risolverlo, al contrario delle domande “come”, che aiutano la nostra creatività ad uscirne, allargando la nostra visuale e costruendo immagini del mondo diverse su cui poter operare. In questo caso la domanda più produttiva sarebbe “come correggere la rotta?”, oppure “come posso fare in modo che questo errore mi sia utile?”, o similmente “cosa posso imparare da questo sbaglio?”&#8230;</p>
<p><em>tra una settimana circa l&#8217;ultima parte.</em></p>
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		<title>Dalla Paura di Sbagliare&#8230; alla Voglia di Rischiare &#8211; Parte I</title>
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		<comments>https://www.gipcomunicazione.it/blog/?p=75#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Sep 2013 16:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Iacoviello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autostima]]></category>
		<category><![CDATA[paura di sbaligare]]></category>

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		<description><![CDATA[ “Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo avanti” Thomas Alva Edison   &#160; Voglia di sbagliare come prezioso strumento di lavoro: la provocazione di un comico. “Devi vincere”, “Devi avere successo”: sono frasi che siamo abituati a dire a noi stessi o a sentirci dire dagli altri, o a cogliere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><i> “Non mi scoraggio perché ogni tentativo sbagliato scartato è un altro passo avanti”</i></p>
<p align="right"><i>Thomas Alva Edison</i></p>
<p align="right"><i> </i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Voglia di sbagliare come prezioso strumento di lavoro: la provocazione di un comico.</b></p>
<p>“Devi vincere”, “Devi avere successo”: sono frasi che siamo abituati a dire a noi stessi o a sentirci dire dagli altri, o a cogliere in dialoghi e atteggiamenti di cui è intrisa la TV. Quindi qualche errore deve esserci, forse è colpa del traduttore dell’autore comico americano John Vorhaus… Vediamo un passo del suo libro “Scrivere il comico” (Vorhaus 1994): “Sin dalla prima infanzia ci viene insegnato ad aborrire l’insuccesso, ma al contrario di quello che sembra, la voglia di sbagliare è uno degli strumenti più preziosi all’interno della tua cassetta degli attrezzi comici […]”.</p>
<p><span id="more-75"></span></p>
<p>Rileggendolo, sembra proprio che non ci siano dubbi su ciò che viene detto, né sulla congruenza della traduzione. Sin da piccoli ci insegnano a detestare l’insuccesso, ma la domanda è: “E’ possibile evitarlo?”. Qualcuno di noi potrebbe avere come regola quella di non accettarlo. E se dovesse presentarsi contro ogni precauzione e aspettativa, che farne? Evitare di considerarlo o parlarne, negarlo, nasconderlo “sotto al tappeto”, o sentirci totalmente falliti e abbandonare quello che stiamo facendo? Vediamo se è possibile rispondere a queste domande, e a fornire una “ricetta d’oro” per non sbagliare.</p>
<p>Dato che il campo degli errori è sconfinato (rendendo tra l’altro anche meno noiosa la nostra esistenza), cerchiamo di circoscrivere qui il discorso alle esperienze nuove, come l’esempio di Vorhaus in cui un amante della commedia aspira a diventare autore di testi e cerca di imparare il lavoro, o quando qualcuno desidera diventare più disinvolto socialmente e migliorare le proprie abilità interpersonali. A questi due esempi potete accostare qualsiasi altra abilità o apprendimento nel quale siete coinvolti personalmente, nelle relazioni o sul lavoro.</p>
<p>Nell’apprendimento di nuove capacità la paura di sbagliare può “mangiarci” tutta l’energia, e fare la differenza, per alcuni di noi, tra un “giocatore” che va avanti e uno che abbandona.</p>
<p><!--more--></p>
<p><b> </b></p>
<p><b><i>False congetture</i></b><b> e probabilità: non far nulla costa meno di un errore?</b></p>
<p>Vorhaus parla di una <i>falsa congettura</i> in cui cadono gli aspiranti barzellettieri quando stanno per raccontare una storiella: “Non funzionerà, non piacerà. Forse è meglio restare con la bocca chiusa, essere prudenti”. Il risultato, per l’autore, è che la persona resta zitta, e così potremmo considerarla timida o noiosa, o non notarla nemmeno a una festa. Forse il nostro autore esagera un pò con questi ultimi giudizi, ma è interessante notare comunque un paradosso nel quale rischiamo di cadere sia nel caso che siamo aspiranti barzellettieri, sia nel caso volessimo essere più abili socialmente: con l’intento di salvarci la faccia evitando di parlare e di dire “stupidate” stiamo zitti. Otteniamo quindi un risultato non migliore di quello che volevamo evitare (ammettendo che le persone, per dare un faticoso giudizio al nostro silenzio, si distolgano dall’onerosa attività di divertirsi e fare nuove conoscenze!). Pare che il prezzo per una frase inappropriata o non brillante detta a una festa non sia molto differente da quello che si paga a starsene zitti e togliersi ogni possibilità di essere, appunto, brillanti. Per un aspirante autore di testi comici, similmente, dire o creare una barzelletta non divertente in fase di gavetta è meno costoso che non dirne o provarne più e dirigersi verso l’abbandono del proprio sogno.</p>
<p>Il poeta Fernando Pessoa diceva “Porto le ferite delle battaglie che ho evitato”. Questo può suggerirci, al di là delle apparenze iniziali, che non è uscendo dalla propria area di comfort, fatta di tutti i gesti e i luoghi a cui siamo abituati e che ci fanno sentire protetti, che rischiamo. E’ proprio il restarci dentro inamovibili senza provare nulla di nuovo che è rischioso, e costoso. Quelle ferite a cui si riferiva Pessoa probabilmente sono rappresentate dai rimpianti per le esperienze non provate, a causa del mancato passo fuori dalla nostra comoda area, fatto il quale, ripetendo le già citate parole di Roberto Benigni “Ci rendiamo conto di quanto fosse pericoloso rimanere fermi”&#8230;</p>
<p><em>&#8230; tra una settimana circa la penultima parte.</em></p>
<p>Giovanni Iacoviello</p>
<p>giovanni.iacoviello@gmail.com</p>
<p>Vuoi organizzare un corso di formazione presso la tua azienda? Contattaci per valutare insieme le esigenze formative e gli obiettivi: info@gipcomunicazione.it</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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