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	<title>Il Viaggio di Scoperta &#187; critiche</title>
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	<description>Il Blog di GIP Comunicazione</description>
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		<title>Permaloso è… poco allenato ad incassare?</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Aug 2014 05:07:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Iacoviello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[critiche]]></category>
		<category><![CDATA[permalosità]]></category>

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		<description><![CDATA[«Non dobbiamo permettere alle percezioni limitate degli altri di definire chi siamo» Virginia Satir &#160; Nei corsi di formazione mi è capitato più volte che emergesse questa tematica. Chi chiedeva alla fine di un incontro come si fa a non reagire alle critiche, e chi chiedeva perché si è permalosi. Qualcuno esaminando le domande potrebbe [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><i>«Non dobbiamo permettere alle percezioni limitate degli altri di definire chi siamo»</i><i></i></p>
<p align="right"><i>Virginia Satir</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nei corsi di formazione mi è capitato più volte che emergesse questa tematica. Chi chiedeva alla fine di un incontro come si fa a non reagire alle critiche, e chi chiedeva perché si è permalosi. Qualcuno esaminando le domande potrebbe anche notare che tendono a rispondersi da sole. Il termine <i>permaloso</i> indica in generale la facilità ad offendersi, e quindi a reagire molto alle critiche. Il perché qualcuno reagisca offendendosi più facilmente del “giusto” in una situazione o rispetto alla media delle persone lascia spazio più a teorie e speculazioni che a discorsi scientifici. Inoltre, come ha insegnato il formatore Robert Dilts, le domande <i>perché</i> (la ricerca delle cause) nei problemi umani possono portare a focalizzarsi sul problema invece che sulla soluzione (magari cercando chissà dove a lungo senza trovare nulla), diversamente dalle domande “come” (come posso fare ad essere meno permaloso?). Il fatto che le persone reagiscano in modi diversi alle critiche e alle offese indica comunque che hanno un’ampia gamma di reazioni possibili, e quindi non ce n’è una esclusiva e giusta, o immodificabile.</p>
<p><b>“La vita non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade”. </b></p>
<p>Questa frase è stata attribuita allo scrittore di fantascienza Aldous Huxley. Si può collegare bene alle domande di poco fa. Può indicare che, alla frase di un interlocutore, noi possiamo reagire o non reagire, e comunque reagire in modi diversi in base al significato che diamo alla comunicazione dell’altro. Così, ci sono pugili novelli che possono soffrire di un colpo ricevuto, e pugili professionisti che hanno imparato col tempo e l’allenamento a incassare.</p>
<p><b>Le risposte “musone” e le risposte “simpatiche” per rompere il gioco.</b></p>
<p>In generale la comunicazione non è una dinamica lineare del tipo Stimolo-Risposta in cui io rispondo allo stimolo-messaggio dell’altro con la mia risposta-reazione. La mia risposta è anche un feedback che torna all’interlocutore che può a sua volta correggere il tiro della comunicazione o continuare sullo stesso stile. Tale risposta è quindi anche un nuovo stimolo per la risposta nell’altro, e così via, in maniera più circolare che lineare.</p>
<p>Se qualcuno mi vuole prendere in giro, si divertirà se reagisco piagnucolando o arrabbiandomi, e quindi il suo gioco andrà a segno, e proverà gusto a continuarlo. Se io stesso rido del mio presunto difetto autoironicamente, potrei spiazzare l’altro. Se reagisco ad esempio esagerando il mio difetto invece che lamentandomi, il colpo dell’altro non andrà a segno e romperò il suo gioco. Il messaggio che arriverà all’altro sarà che sono simpatico e autoironico, e non un musone antipatico, e non proverà più lo stesso divertimento nel punzecchiarmi. Inoltre il divertimento dell’autoironia può sostituirsi al rimuginare sterile su un nostro presunto basso valore.</p>
<p><b>Risorse mentali sprecate nell’offendersi o impiegate produttivamente.</b></p>
<p>Ci sono delle volte in cui il difetto per il quale ci criticano è qualcosa che dipende dalla nostra volontà (ad esempio se ci dicono “ciabattaio” per indicare che siamo pigri). In questo caso, rimuginarci sopra e passare il tempo ad essere arrabbiati vuol dire sprecare il nostro tempo prezioso in attività dannosa. Potremmo reagire pensando che hanno ragione e ci piace essere pigri, senza prendercela e quindi stando comunque bene. Oppure potremmo decidere che può valere la pena in fondo essere meno pigri su alcune cose per noi importanti e quindi porci degli obiettivi, suddividerli in tabelle di marcia, monitorare i nostri risultati, correggere il tiro, premiarci come preferiamo al raggiungimento della meta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8230;</em><em>a giovedì prossimo&#8230; </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Argomenti simili sul blog:</p>
<p>- Obiezioni&#8230; qualcosa di personale?</p>
<p>- Si possono trasformare le critiche in risorse?</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Si possono trasformare le critiche in risorse? &#8211; ultima parte</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2014 16:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Iacoviello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autostima]]></category>
		<category><![CDATA[critiche]]></category>
		<category><![CDATA[giudizio]]></category>
		<category><![CDATA[risorse]]></category>

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		<description><![CDATA[Più stupido lo stupido o chi dice stupido allo stupido? Al di là del fatto che esista o meno una vera intelligenza misurabile con test non influenzati culturalmente (provate a stabilire quanto è intelligente l’indigeno che non ha risposto alle domande di un test e quanto è “stupido” uno studente dotato di 160 di Q.I. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>Più stupido lo stupido o chi dice stupido allo stupido?</b></p>
<p>Al di là del fatto che esista o meno una vera intelligenza misurabile con test non influenzati culturalmente (provate a stabilire quanto è intelligente l’indigeno che non ha risposto alle domande di un test e quanto è “stupido” uno studente dotato di 160 di Q.I. nel districarsi e sopravvivere in una foresta sperduta nel mondo), anche grazie agli studi neurofisiologici sulla plasticità neurale non si potrebbe affatto sostenere che l’intelligenza sia totalmente innata. Piuttosto, più si pratica una materia o disciplina, e più la si impara, e più l’impressione degli osservatori è che noi siamo molto intelligenti e abili, o dotati, mentre le rappresentazioni neurali e le sinapsi relative si incrementano. Quindi sarebbe più plausibile l&#8217;affermazione che siamo tutti intelligenti in quello che sappiamo fare meglio, più di altri che lo fanno male, e meno di quelli che sanno fare qualcosa che a noi non riesce, ma solo in quella cosa.</p>
<p><span id="more-152"></span></p>
<p>E non esiste anche un’intelligenza sociale? Un set di abilità sociali sviluppate, tatto, diplomazia, buona comunicazione? E allora se ci fosse effettivamente una persona stupida, e un’altra gli e lo esplicitasse a parole, quest’ultima sarebbe più “stupida” dal punto di vista sociale, per il motivo che appare sconveniente e maleducato dare giudizi negativi espliciti sull’interlocutore. Per questo un giudizio di stupidità dato da un “socialmente stupido” perderebbe di credibilità. A questo proposito viene in mente l’opera teatrale pirandelliana <i>Il berretto a sonagli</i>, nella quale la signora Beatrice manda via per una commissione lo scrivano Ciampa per far sorprendere al commissario l’adulterio del proprio marito con la moglie di lui, incurante del fatto di rendere così pubblico lo scandalo e infangando le tre persone, oltre che se stessa. Il Ciampa le fa notare che solo da “pazza” può dire in faccia alla gente la “verità”.</p>
<p>Ci sono casi in cui le persone criticano aspetti che non possiamo cambiare, come il colore della pelle, l’altezza, e così via, così che se mai fossero vere le critiche, noi non potremmo fare niente per cambiare la situazione, né avrebbe senso farlo. In questo caso la nostra reazione potrebbe spostarsi dal nostro presunto difetto al difetto sociale dell’altra persona. E’ questa che si dovrebbe imbarazzare per la sua inettitudine. Se noi rispondiamo a tale critica con umorismo, diventa meno interessante prenderci ancora in giro e punzecchiarci per chi voleva sortire l’effetto di ferirci. Se sappiamo prenderci in giro da soli, diventiamo anche più gradevoli e simpatici, e a nostra volta più abili socialmente.</p>
<p><b> <!--more--></b></p>
<p><b>Le possibili risorse e opportunità dietro a una critica.</b></p>
<p>Quando invece i difetti possono derivare dalla nostra mancanza di volontà, vale sempre la pena di chiederci se dietro la critica, nonostante sia in difetto il cattivo comunicatore che abbiamo davanti, possiamo trovare un’opportunità per migliorare. E allora, da una parte possiamo diventare sempre più bravi a gestire i commenti negativi abbassando le nostre reazioni emotive, come una ginnastica “emotiva” di cui i negoziatori sono abili, per la semplice evidenza del fatto che chi è più calmo ha maggiore potere negoziale di chi è turbato emotivamente. Dall’altra, potremmo valutare quello che possiamo fare per migliorare quell’aspetto criticato, come ad esempio la pigrizia.</p>
<p>Se mi risento troppo di una critica, ottengo il risultato di sottrarre l’energia disponibile per migliorare sprecandola per le cattive emozioni. Potrei cadere nel circolo vizioso del “perché sono così meschino?”. Il formatore Robert Dilts faceva notare che, se non siamo nel campo della medicina, in cui una malattia si cura dopo che si è trovata la causa, come un batterio o una disfunzione genetica, ma siamo nel campo dei problemi umani, la domanda “perché” non è utile perché fa concentrare sul problema piuttosto che sulla soluzione. Per trovare soluzioni, invece, sono ottime le domande “come”. Così, per Dilts, soprattutto per un nostro difetto, che potrebbe essere rivalutato come “area di miglioramento”, le migliori domande sarebbero “cosa posso imparare da questo errore?” o “come posso fare in modo che questa mia carenza diventi un punto di forza e io possa migliorare in questo aspetto della mia vita?”. Le risposte a queste domande sono dei progetti di auto-miglioramento per obiettivi concreti, dove invece le domande “perché” ci facevano solo &#8220;piangere addosso&#8221; in maniera sterile. Se colgo positivamente una critica, e cerco di vedere se è in mio potere migliorarmi in un aspetto, allora potrò utilizzare proficuamente quell’energia che altrimenti sprecherei nel risentimento. Come diceva lo scrittore Aldous Huxley: “La vita non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con ciò che ci accade”. E allora la vita sarebbe accogliere le critiche con umorismo quando riguardano aspetti immodificabili di noi, aggiungendo magari la buona volontà di migliorarci e la fissazione di un obiettivo quando la cosa dipende da noi ed è nostro desiderio cambiare, ringraziando qualche volta quei “pazzi pirandelliani” o “inetti sociali” che ci criticano per avere evidenziato una nostra area di miglioramento e per l’opportunità di crescere.</p>
<p>Giovanni Iacoviello</p>
<p>giovanni.iacoviello@gmail.com</p>
<p>&nbsp;</p>
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