<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Il Viaggio di Scoperta &#187; creatività</title>
	<atom:link href="https://www.gipcomunicazione.it/blog/?feed=rss2&#038;tag=creativita" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.gipcomunicazione.it/blog</link>
	<description>Il Blog di GIP Comunicazione</description>
	<lastBuildDate>Sun, 21 Nov 2021 18:57:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.2</generator>
		<item>
		<title>Nessuno mi può giudicare?</title>
		<link>https://www.gipcomunicazione.it/blog/?p=357</link>
		<comments>https://www.gipcomunicazione.it/blog/?p=357#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 17 Jan 2015 06:47:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Iacoviello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[creatività]]></category>
		<category><![CDATA[giudizio]]></category>
		<category><![CDATA[squadra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.gipcomunicazione.it/blog/?p=357</guid>
		<description><![CDATA[“La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione”. Carl Rogers &#160; A volte nei gruppi di lavoro e nelle riunioni tendiamo a chiuderci e a non prestare la nostra collaborazione ai nostri colleghi perché li giudichiamo non corretti come noi, e quindi non meritevoli del nostro aiuto. [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><i>“La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione”.</i></p>
<p align="right"><i>Carl Rogers</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A volte nei gruppi di lavoro e nelle riunioni tendiamo a chiuderci e a non prestare la nostra collaborazione ai nostri colleghi perché li giudichiamo non corretti come noi, e quindi non meritevoli del nostro aiuto. Ma quando si è in una squadra, che sia sportiva o lavorativa, ci possiamo astenere dal lavorare con qualcuno degli altri? E se lo facessimo, vincerebbe la nostra moralità o il nostro egoismo?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Sospensione del giudizio.</b></p>
<p>Per lo studioso di creatività Edward De Bono, una delle regole da usare perché un <i>brainstorming</i> sia produttivo per risolvere problemi o per creare, è quello di produrre idee senza giudicarle e inibirle. Dovremmo sospendere il giudizio, perché lo scopo iniziale è produrre più idee possibili.</p>
<p>Senza contare che le critiche ad un’idea possono inibire qualche partecipante. Solo dopo aver prodotto tante idee si passa alla fase in cui si valutano e scelgono quelle più attuabili, gratificando tutti i partecipanti.</p>
<p>Se rifiutiamo o ostacoliamo sistematicamente le idee di un dato collega perché ci è antipatico, ci dimentichiamo innanzitutto che nessun tribunale ci ha investito dell’onere di fare il giudice, e in secondo luogo che rischiamo di privare la squadra di contributi utili.</p>
<p>Spesso inoltre è difficile distinguere i casi in cui abbiamo giudicato un’idea obiettivamente come inadeguata dai casi in cui l’abbiamo valutata male influenzati dalla nostra antipatia verso la persona che l’ha proposta.</p>
<p>Se siamo in posizione di leader è importante, per il bene del gruppo, non farci influenzare dalle nostre simpatie e antipatie nel giudizio sulle idee. Anche una persona antipatica può avere buone idee, e si dice che molti geni del passato sono stati ritenuti odiosi dai colleghi e collaboratori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>La focalizzazione positiva.</b></p>
<p>Un membro prezioso di un team è quello che sa dare il buon esempio, non quello che spinge per far valere la propria opinione ignorando quella altrui. E’ quello che stimola gli altri a dare il meglio.</p>
<p>Ma come è possibile che questo accada se ostacoliamo un membro del gruppo solo perché non lo riteniamo all’altezza?</p>
<p>Un buon membro di una squadra (e a maggior ragione un buon capitano) sa valorizzare gli elementi positivi di ognuno degli altri giocatori, in modo che ognuno contribuisca con i suoi punti forti. Se qualcuno ci sta antipatico non possiamo “buttare via tutto il pacchetto&#8221;. Quindi tanto vale sospendere i giudizi morali verso i colleghi nei momenti in cui si deve lavorare e produrre, e tenere conto il più possibile dei loro pregi più che dei difetti. A tal proposito, il saggista e filosofo Emil Cioran ha detto: “Non possiamo rinunciare ai difetti degli uomini senza rinunciare, nel contempo, alle loro virtù”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Lo scopo sovraordinato comune a tutti.</b></p>
<p>Quando lavoriamo in un’azienda, in un gruppo, in una squadra, non possiamo pensare di avere degli scopi separati da quelli degli altri. Anche se i nostri modi di vedere le cose possono essere giustamente e utilmente diversi, non possiamo dimenticare che lavoriamo tutti per uno scopo comune. Molto spesso i litigi si dirimono realizzando questa pratica realtà. Non si possono combattere battaglie di idee personali con la logica della ragione e del torto. E’ più utile accettare incondizionatamente l’idea diversa dell’altro e cercare il modo di integrarla un po’ con la nostra per i fini della squadra, invece di tenerle separate e in competizione in modo sterile. Uno studioso della storia delle idee, Steven Johnson, sostiene che sono proprio gli ambienti e le piattaforme condivise ad accrescere la creatività e la redditività delle persone che vi operano. Quindi varrebbe la pena domandarsi se ostacolare la collaborazione con gli ‘antipatici’ faccia più bene o più male ai risultati complessivi del gruppo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.gipcomunicazione.it/blog/?feed=rss2&#038;p=357</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
