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	<title>Il Viaggio di Scoperta &#187; apprendimento</title>
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	<description>Il Blog di GIP Comunicazione</description>
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		<title>Passione per il lavoro: “C&#8217;eravamo tanto amati” o energia rinnovabile?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 15:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Iacoviello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>

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		<description><![CDATA[“Se ami quello che fai, non sarà mai un lavoro” Confucio &#160; La passione per la propria attività ha una sua data di scadenza? Finirà prima o poi, e allora sarà una noia e non vedremo l’ora di andare in pensione o cambiare attività? Oppure è possibile un “ritorno di fiamma”? Un’altra questione sorge: nel [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><i>“Se ami quello che fai, non sarà mai un lavoro” </i></p>
<p align="right"><i>Confucio</i></p>
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<p>La passione per la propria attività ha una sua data di scadenza? Finirà prima o poi, e allora sarà una noia e non vedremo l’ora di andare in pensione o cambiare attività? Oppure è possibile un “ritorno di fiamma”?</p>
<p>Un’altra questione sorge: nel momento in cui la passione si esaurisce o l’energia iniziale che avevamo pare diminuire, è possibile promuovere la nostra attività in maniera altrettanto credibile e convincente come quando eravamo maggiormente carichi di aspettative ed entusiasmo?</p>
<p>Il formatore Dale Carnegie consigliava agli oratori di scegliere argomenti che stavano loro a cuore. In quest’ottica, se vogliamo rendere viva la conversazione con un uditorio e appassionarlo, è utile scegliere di parlare, tra tanti argomenti che conosciamo, di quelli che amiamo e delle questioni importanti per noi. Cosa cambia se le parole non sono espresse a voce ma scritte? Non ne potete sentire l’intonazione, l’intensità emotiva, la velocità naturale dell’emittente, perché la velocità di lettura la fate voi. Però la passione per l’argomento trasuda anche dalle righe di un testo. E se tale passione manca, ci si potrebbe chiedere allora, come potete interessare i vostri interlocutori?</p>
<p>Non avere più niente da dire può essere una tragedia per l’attività di molti. Si potrebbe andare incontro alla noia, e i nostri interlocutori potrebbero sorbirsi parole grigie e stanche.</p>
<p>E allora è il momento di cambiare mestiere? O c’è un modo per rinnovare il nostro fuoco?</p>
<p><span id="more-554"></span></p>
<p>Forse una risposta possibile viene da Carnegie, che suggeriva ai venditori di non smettere mai di documentarsi su un dato prodotto per rinnovare continuamente la propria passione. Questa parrebbe una ricetta plausibile quando la noia per ciò che facciamo sopraggiunge, o una buona pratica da coltivare durante tutto il corso della nostra attività.</p>
<p>Rinnovare le competenze può essere un altro modo per uscire dall’immobilità e dalla monotonia. Con le parole del pittore e poeta inglese William Blake: “aspettati veleno dall’acqua stagnante”, il che può essere applicabile all’arresto delle informazioni e delle competenze, nonché dell’apertura mentale.</p>
<p>Passare di ruolo all’interno di una struttura gerarchica può essere un’altra sfida o esperienza stimolante. Una marcia in più quando siamo esperti su qualcosa è la prova dell’insegnamento, che chiama in causa anche abilità relazionali e comunicative, nonché l’empatia per immedesimarsi nei sentimenti e nelle esigenze dell’altro che apprende e va incontro al mutamento attraverso l’apprendimento. Inoltre, come insegnava al grande venditore Frank Bettger il suo parroco quando questi si dichiarò non abbastanza preparato per insegnare catechismo ai ragazzi della sua parrocchia, il dover insegnare qualcosa fa imparare meglio e più in fretta quella materia, a livelli più profondi e con più senso critico.</p>
<p>Perseguire nuove idee, cercare nuovi modi di proporre la propria attività, o modi diversi di attuarla e una diversa organizzazione, possono mettere in gioco le nostre abilità creative e stimolarci.</p>
<p>Cercare nuove sfide, nuovi mercati, nuovi problemi da risolvere, altrettanto può rinnovare l’assetto della nostra attività, la nostra curiosità e la nostra voglia di scoprire e meravigliarci.</p>
<p>Un’altra frontiera, quando abbiamo rivaleggiato con un concorrente su una nicchia di mercato o su una piazza, e non abbiamo più nuovi sbocchi, può essere quella di intessere nuove collaborazioni e valutare una cooperazione con il rivale, in modo da scoprire vantaggi reciproci, e forse risparmiare delle risorse per una guerra infruttuosa.</p>
<p>Un ultimo interessante viaggio di scoperta può essere fornito dal creare collaborazioni con professionalità diverse dalla nostra, in modo da creare insieme nuove combinazioni di servizi. Così si possono mettere insieme cervelli e provare a vedere che idee emergono in un dialogo tra un architetto e un avvocato, o un ingegnere e uno psicologo, o un economista e un giornalista.</p>
<p>Forse è solo l’immaginazione umana che detta i limiti ai processi innovativi del nostro fare. E, se vi piace pensarla con le parole radicali di Blake: “L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’esistenza umana stessa”.</p>
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<p>Giovanni Iacoviello</p>
<p>giovanni.iacoviello@gmail.com</p>
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		<title>La pigrizia è&#8230; perdere di vista il premio?</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2014 05:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Iacoviello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crescita personale]]></category>
		<category><![CDATA[akrasia]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[obiettivi]]></category>
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		<category><![CDATA[premio]]></category>

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		<description><![CDATA[ “Se vuoi vedere, impara ad agire” Heinz von Foerster &#160; Vi ricordate se c’è stato un momento della vostra vita in cui siete stati restìi a iniziare qualcosa, per pigrizia, o non l’avete mai iniziata? E altri momenti in cui invece, dopo averla iniziata, l’avete trasformata in abitudine? Come avete fatto quella volta a vincere [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><i> “Se vuoi vedere, impara ad agire”</i></p>
<p align="right"><i>Heinz von Foerster</i></p>
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<p>Vi ricordate se c’è stato un momento della vostra vita in cui siete stati restìi a iniziare qualcosa, per pigrizia, o non l’avete mai iniziata? E altri momenti in cui invece, dopo averla iniziata, l’avete trasformata in abitudine? Come avete fatto quella volta a vincere la pigrizia?</p>
<p>Un amico mi disse che a 18 anni non aveva voglia di lavorare, e che la voglia gli è venuta dopo qualche stipendio, quando ha realizzato la gratificazione economica da una parte, ma soprattutto il senso di indipendenza.</p>
<p>Ognuno colora un’azione di un significato diverso secondo la sua storia ed esperienza. Qualsiasi sia il significato per un dato premio, esso è un elemento che riesce a farsi preferire alla mancata lotta contro la pigrizia. Ad esempio, c’è chi ama il suo lavoro e dedica una parte del suo tempo al volontariato. Alcuni trovano il premio nel sentirsi utili, nel fare qualcosa per gli altri.</p>
<p>Forse sta qui la chiave dell’<i>akrasia</i> (termine greco che indica la debolezza della volontà), cioè la mancanza di un premio, o la mancanza del mettere a fuoco il premio che ricaveremo nello “spingere il carico” finché non si sposta. Nessuno vi può dire quale sia il vostro premio, dovete capirlo da voi facendo delle prove, divertendovi a sbagliare, ed eventualmente riprovare.</p>
<p><span id="more-235"></span></p>
<p><b>Come si fa a mangiare un cocomero intero?</b></p>
<p>“Un morso alla volta!” – ha risposto il formatore americano Robert Dilts. Una delle strategie possibili per abbassare l’attrito iniziale per spostare un carico è alleggerirlo. In tal senso, un obiettivo può essere suddiviso in sotto-obiettivi. L’apatia impedisce di studiare un capitolo per un esame? Potremmo darci un obiettivo più piccolo, un paragrafo in un dato tempo senza distrazioni. Quando lo sforzo è stato compiuto, il premio potrebbe essere quello della gratificazione per aver portato a termine un obiettivo. Una gratificazione più grande, come il giocatore di video-game che arriva allo schema successivo, può essere quella di aumentare gradualmente il proprio sotto-obiettivo, per avere come premio anche qualcosa da subito, e cioè il gusto della sfida, l’emozione di provare a superarsi. Se il premio non è abbastanza grande e immediato da vincere la resistenza all’azione, si può quindi rendere più piccola e fattibile l’azione stessa.</p>
<p><b>Dal cocomero al pomodoro che misura il tempo…</b></p>
<p>Il “metodo del pomodoro” è stato inventato da Francesco Cirillo, uno studente universitario che usava un timer a forma di pomodoro  per cronometrare le sue sessioni di studio senza distrazioni.</p>
<p>Anche se si passa dallo studio al lavoro, si può provare a mettere il conto alla rovescia di mezz’ora per un impegno che dobbiamo assolvere (scrivere un report, una relazione o  un articolo), contando che spesso cerchiamo per ore l’ispirazione prima di iniziarlo. Il fatto di avere un tempo limitato a disposizione ci può stimolare a dare il meglio in meno tempo.</p>
<p><!--more--></p>
<p><b>Dalla paura di non essere “portati” alla consapevolezza dell’apprendimento.</b></p>
<p>“Non ho talento, non sono portato!” &#8211; Questa purtroppo è una delle credenze più limitanti per la crescita personale di ognuno. Il maggior motivo per cui non siamo bravi in qualcosa è la mancanza di abitudine, allenamento, e quindi apprendimento. Così, la scusa di non essere portati ad usare il pc per molte persone è spesso stata usata per celare la frustrazione dei primi errori, normalissimi e inevitabili per chi sta imparando qualcosa, e qualche volta la resistenza a voler capire che serve costanza per acquisire un’abilità.</p>
<p>Quindi la “predisposizione” può essere spesso un alibi comodo, e comunque fuorviante. Come diceva la psicoterapeuta Virginia Satir: “Quello che sono oggi è indice di quello che ho imparato, non di quello che è il mio potenziale”. Potremmo imparare pure, esplorando le possibilità e sperimentando, quali sono i nostri premi, e a come non staccarvi gli occhi.</p>
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<p>Giovanni Iacoviello</p>
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<p>Se vuoi informarti sulle possibilità per organizzare un&#8217;azione formativa presso la tua azienda, contattaci: info@gipcomunicazione.it</p>
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