SULLE SPALLE DEI GIGANTI.

VIKTOR FRANKL: DALLA PASSIVITA’ ALLA PROATTIVITA’.

 

“La vita può essere trainata dagli obiettivi tanto quanto può essere spinta dagli impulsi”

Viktor Frankl.

 

Il promotore del concetto della proattività.

Di fronte alle difficoltà e ai problemi umani, un grande ispiratore per darci consapevolezza delle grandi risorse dell’essere umano è stato Viktor Frankl.

La parola proattività, nell’opera dello psichiatra e psicoterapeuta austriaco, viene indicata per descrivere una persona che si prende la responsabilità della propria vita, piuttosto che cercare la causa delle condizioni attuali in circostanze esterne o in altre persone. L’autore non negava l’influenza dei condizionamenti del contesto socioculturale sulla condotta umana, ma aggiungeva che “l’uomo, capace di decisioni, è sempre in grado di contrastare le determinanti apparenti del suo comportamento” e “conserva una libertà positiva che gli consente di prendere posizione nei riguardi di ogni condizionamento”.

 

Un modello di eccellenza per la resilienza.

Il termine “resilienza” viene dal latino e richiama il significato di “risalire in barca dopo che è stata rovesciata dalla tempesta”. Richiama la capacità di affrontare le difficoltà e adattarvisi.

Frankl, sopravvissuto agli orrori perpetrati in quattro lager nazisti durante la Seconda guerra mondiale, affermò che anche come medico sapeva fino a che punto l’uomo resta libero e fino a che punto può innalzarsi al di sopra del condizionamento e opporsi ad ogni tipo di circostanze esteriori in virtù di quella che definì “la forza di reazione dello spirito”. Poteva decidere di soccombere psicologicamente alle torture dei suoi aguzzini (non solo quindi a livello fisico), oppure decidere di cambiare il suo modo di reagirvi mentalmente. Poteva decidere una reazione diversa, opporsi alle sensazioni di essere vinto o di mostrarsi vinto, portare avanti il suo desiderio di resistere, o cercare attivamente pensieri che gli dessero conforto per contrastare la condizione contingente.

 

L’ispiratore dell’abilità di rispondere (responsabilità).

Per Frankl l’uomo è un animale, ma infinitamente di più di questo “grazie ad una dimensione tutta sua, la dimensione della libertà”. Si tratta per l’autore di una libertà “con cui si è capaci di prendere posizione nei riguardi di qualsiasi condizionamento.

L’essere responsabile dell’uomo per Frankl è al centro dell’attenzione dato che l’individuo è un essere che decide, decide ciò che è.

Ancora una volta spiegazioni di tipo deterministico (= semplificando, la spiegazione delle azioni delle persone come causate/determinate da forze esterne piuttosto che intenzionali) “svuotano” la persona della sua responsabilità, e Frankl ha il merito di fargliela di nuovo ritrovare, facendo notare che la passività e la non responsabilità sono legate alle credenze e ai significati dati da tale individuo agli eventi. Nel momento in cui gli si svela la sua libertà di agire e reagire, gli si può restituire il suo potere di avere più controllo, più margine di azione per affrontare e superare le difficoltà e i problemi umani.

 

Frankl ripreso da Stephen Covey nella gestione efficace degli obiettivi.

Stephen Covey, formatore e autore americano importante per avere promosso prassi evolute di organizzazione del tempo, portando la questione pratica sulle strategie della gestione di se stessi e dei propri obiettivi, e sull’importanza di coltivare e affinare le relazioni con gli altri, ha contribuito a portare l’impronta pratica di Frankl in azienda. Nei suoi intenti, l’opera di Frankl è cruciale, in quanto la proattività nel lavoro anticipa i problemi e aumenta la probabilità di risolverli, laddove un atteggiamento passivo (caratterizzato da vittimismo, deresponsabilizzazione, ricerca del colpevole dei propri mali negli altri) aumenta la probabilità che i problemi si mantengano nel tempo prima che qualcuno se li prenda in carico. La persona passiva per Frankl è quella non responsabile del suo malessere o dei suoi problemi, mentre un superamento può essere dato quando si riappropria della sua vita e dei suoi stati emotivi, adottando gradualmente un assetto mentale proattivo in cui si interroga su quello che può fare di diverso per anticipare gli eventi e non doverli subire, oppure, nel caso estremo in cui non li può cambiare, cosa può fare per avere una reazione diversa. Con le parole di Frankl: “Quando non siamo più in grado di cambiare la situazione, siamo sfidati a cambiare noi stessi”.

Parafrasando Covey, si possono spiegare le dimensioni opposte reattività-proattività che scaturiscono dall’opera di Frankl anche secondo il linguaggio usato per descrivere gli eventi. Il linguaggio reattivo (nda relativo ad un atteggiamento passivo-vittimistico) assolve da ogni responsabilità. Il proattivo agisce, non aspetta che le cose accadano, le programma e le fa.

 

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