REINVENTARSI ALL’ALBA DI OGNI GIORNO

“Nulla è permanente, tranne il cambiamento”

Eraclito

 

Il cambiamento continuo è la norma, l’esserne consapevoli fa la differenza.

Che ci sia la crisi economica o il boom, il cambiamento dell’ambiente intorno a noi ogni giorno è una situazione a cui dobbiamo adeguarci eccezionalmente, o la norma? Ogni giorno riserva sempre nuove sfide sia per le aziende e i liberi professionisti che per i dipendenti.

La tecnologia, che ha cicli di prodotto sempre più ridotti, costringe i produttori a rincorrere le mutevoli esigenze dei consumatori. Mentre questi da una parte promuovono i loro prodotti e servizi attuali, dall’altra devono svilupparne di nuovi per non rimanere indietro rispetto alla concorrenza.

Già da alcuni anni si fa sempre più spesso shopping online, magari mentre si prende il sole in spiaggia o mentre si passeggia al parco con in mano l’iPhone, e produttori di beni e servizi o liberi professionisti non possono non tenerne conto. Così sempre più persone hanno realizzato che il nuovo biglietto da visita già da qualche anno non è più di carta, ma corrisponde ad un sito web. Si possono rifiutare i nuovi strumenti (social, funnel, inbound marketing, etc.) per antipatia, o imparare a usarli per garantirsi condizioni paritarie nel raggiungere il proprio target rispetto ai concorrenti, per non chiudere la comunicazione con una sempre crescente fetta di mercato che si abitua a nuovi canali e modalità.

 

La domanda di cambiamento è sempre alta.

Per star dietro alle esigenze crescenti del mercato quindi, il modo di operare delle aziende ha la sua ricaduta sui talenti, siano consulenti o dipendenti, che devono essere a loro volta sempre più disposti ad acquisire competenze nuove, e fare corsi di aggiornamento o formazione periodicamente. Nelle aziende è altresì una realtà diffusa la job rotation, una rotazione programmata e sistematica del personale per una più ampia condivisione e sviluppo di conoscenze, competenze, esperienze aziendali, laddove una volta c’erano operai che rimanevano 30 anni “attaccati” alla stessa macchina. Tale modello organizzativo, dove usato, vede le persone disposte ad accettare cambi di mansioni, trasferimenti di sede e posizioni, per accumulare velocemente esperienza e aumentare le possibilità di carriera. Ciò accorda le aspirazioni individuali con le opportunità ed esigenze aziendali.

 

Il formaggio spostato e l’abitudine di cambiare abitudini.

Alcuni “vecchi” mestieri sono spariti e molti altri tendono a scomparire, così come alcuni prodotti e servizi. Da un certo punto di vista le aziende e le risorse umane sono sulla stessa barca dell’auto-miglioramento continuo, dato che anche i contratti di lavoro tradizionali divengono una percentuale sempre minore rispetto al totale. Così la situazione porta a far assomigliare il moderno dipendente che cerca lavoro o quello che vuole cambiarlo all’imprenditore di un’azienda. Sono sempre di meno i dipendenti che possono circoscrivere la loro preoccupazione lavorativa nell’intervallo temporale di due “timbrate”. Come è sempre stato per le aziende e lo è ancora di più in un mercato mutevole, così sempre di più lo è per i liberi professionisti, e ultimamente per i dipendenti: ogni giorno ci si deve reinventare. All’alba di ogni nuovo giorno il cambiamento ci viene incontro come un vento che ci sferza il viso. Se continuiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto, otteniamo quello che abbiamo sempre ottenuto. E se questo non basta più, perché l’offerta del solito supera la domanda, cercare nuovi approcci e soluzioni, e andare incontro a nuove competenze, pare sia divenuta la nuova abitudine. Simile a quella narrata nel libro di Spencer Johnson “Chi ha spostato il mio formaggio” di saper fronteggiare i cambiamenti inattesi, magari imparando ad aspettarseli, abituandosi ad abituarsi.

 

 

Giovanni Iacoviello – Articolo adattato, originariamente apparso nel 2014 sul blog Creativa Comunicazione

 

giovanni.iacoviello@gmail.com

 

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